Food Talks #4 | il vino senza compromessi: intervista a Graziana Troisi

“Il vino può avere le ali, può disegnare traiettorie, soprattutto può suggerire orizzonti possibili e radicarci alla terra con infinita leggerezza (La Fillossera)”

Quando ho intervistato Graziana Troisi, diversi mesi fa, l’impressione che ho avuto è stata quella di una donna senza compromessi. Diretta, onesta, senza filtri, come un vino che non teme di rivelarsi per quello che è, consapevole di non poter piacere a tutti.

Laureata in Scienze della Comunicazione e diplomata Sommelier AIS, Graziana Troisi si occupa da sempre di vino e comunicazione: consulente food & beverage, docente di corsi di formazione per sommelier, marketing manager, event manager, in pochi anni costruisce un background professionale solido e di alto profilo. Dal 2017 co-gestisce con il suo compagno La Fillossera, annoverato di recente tra i migliori 40 wine blogs italiani.

D: Graziana, andiamo subito al sodo: com’è stato muoversi in un mondo così maschile e maschilista come quello del vino?

R: Per me il vino è sempre stato uno strumento di espressione, un valore culturale da approfondire e trasmettere, un mezzo per raccontare luoghi e persone, un viaggio per vivere storie incredibili. Il vino è per me una continua ricerca, un filo conduttore che non sai mai veramente fin dove può portarti.

D: Raccontare vino: qual è il tuo approccio?

R: Il mio obiettivo è destrutturare l’attuale narrazione del vino, alla ricerca di un nuovo linguaggio che non sia quello liturgico e reverenziale che da sempre caratterizza questo ambiente. Disconnettersi dai cliché dei produttori, demistificare la sacralità che circonda i processi di coltivazione e produzione, demolire la retorica fine a se stessa, in una sola parola: parlare di vino senza compromessi.

D: Sei una radicale del vino quindi?

R: Più che parlare di radicalità, direi che ho un estremo rispetto per chi produce vino e da questo nasce il mio racconto “responsabile”. Vorrei che si provasse a costruire una nuova visione del vino, disconnessa dalla sua stessa natura, un percorso in continua evoluzione e mai stabile. Raccontare per sottrazione, eliminando il superfluo e tutto ciò che nuoce all’essenza umana. A mio avviso il vino è sempre un mezzo e non un fine. Un mezzo per raccontare l’esperienza umana e il rapporto con la natura, ma anche per analizzare noi stessi (in vino veritas, cit).

Della sua passione per il vino, Graziana ne ha fatto una missione di vita, una professione e un blog dove affronta con ironia e disincantata lucidità gli argomenti più disparati: storia, arte, cucina, filosofia, attualità, La Fillossera è un percorso trasversale la cui meta non è il vino ma il viaggio in sé. Qui trovate alcuni degli articoli più letti del blog.

Da qualche anno il racconto si fa concreto e si materializza in esperienze reali, in cui l’abbinamento tra cibo e vino è capace di trasportare gli ospiti verso territori sconosciuti. Percorsi Sensoriali è il format ideato da Graziana Troisi in cui il vino si accompagna alla pizza, creando un connubio destrutturante mirato, ancora una volta, a scardinare gli standard gustativi. Ogni serata è dedicata ad un tema (Vini della Luce, Vini Vulcanici, Bollicine, etc.) che si ruota attorno all’abbinamento di vini e pizza e che spazia nel tempo creando connessioni culturali insolite. Il prossimo evento è l’11 dicembre e sarà dedicato ai Vini della Gioia.

D: Parliamo di viaggi: quali sono le mete più significative per chi ama il vino?

R: Sicuramente il mio posto del cuore è la Valle del Douro in Portogallo, un luogo unico al mondo e che lascia un segno indelebile nell’anima. Poi l’Andalusia in Spagna alla scoperta del vino sherry, che per me rappresenta il magico potere del tempo. Infine le Langhe in Italia, ovvero la terra del Barolo e del Nebbiolo, l’esempio a mio avviso più riuscito di integrazione tra territorio e prodotto.

D: Un’ultima domanda (che sa di provocazione): dammi un nome, uno solo, del mondo del vino.

R: Giovanni Canonica, il partigiano del Barolo. Per me lui rappresenta la vera essenza del vino, appunto senza compromessi. Nella sua scelta di produttore, schietto e senza fronzoli, vedo tutto ciò che manca oggi nel mondo del vino: umiltà, essenzialità, coraggio. Forse si parla anche troppo di vino oggi, forse occorre tornare ai fatti e lasciare un pò indietro tutto il resto. Di lui ho apprezzato il fatto di aver inquadrato il concetto di sostenibilità in poche parole: “Le cose vanno viste nell’insieme, il vino è una parte. Io non mi definisco ‘bio’, non ho certificazioni ufficiali, a contare è l’impronta ambientale nel suo complesso. È come ti poni tu: va bene smettere di diserbare, ma se poi svuoti una collina per farci la cantina e in garage hai un Suv che consuma quanto un camion non è un bollino verde a rimettere in pari il bilancio energetico”. Non avrei saputo dirlo meglio.

Come darle torto? Less is more.

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