Food Talks #1: intervista a Francesca D’Orazio

Era da un pò di tempo che pensavo ad una rubrica sul cibo, uno spazio “intimo” dove raccontare storie e persone che hanno per me un valore speciale. Durante la recente quarantena tutti abbiamo fatto i conti con un incremento costante delle attività digitali che a volte però non concedono il tempo necessario a riflessioni più approfondite. Con i #FoodTalks vorrei riportare l’attenzione sulle parole scritte, rielaborate con calma, cercando di ridare il giusto peso ai pensieri e alle emozioni.

Ho conosciuto Francesca D’Orazio diversi anni fa, organizzammo insieme una classe di cucina abruzzese per dei turisti canadesi. Francesca è una donna poliedrica con mille interessi, primo fra tutti la cucina, fulcro della sua vita e della sua professione. Abruzzese di nascita e milanese di adozione, ha vissuto per molti anni in giro per il mondo ed è nota ai più come Lady Erbapepe (da cui prende il nome suo blog). La sua arte di ricevere ha fatto scuola negli anni, è autrice di un libro in lingua inglese dedicato alla pasta con l’uso del wok orientale, insegna cucina italiana e cura eventi gastronomici per diverse aziende. E’ molto seguita su Instagram dove condivide ricette e consigli di stile per una tavola sempre elegante.

Ci diamo appuntamento di lunedì mattina, per un’intervista a distanza. La sua voce al telefono è energica e contagiosa, le domando subito come ha vissuto questi ultimi mesi:

E’ stato un momento molto difficile, come per tutti. Essere chiusi in casa e non poter vedere o abbracciare i propri cari è stata una sofferenza enorme. Dedicarmi alla cucina è stata la mia ancora di salvezza e mi ha aiutato a resistere, giorno dopo giorno.

La nostra chiacchierata entra subito nel vivo, quando la invito a parlarmi proprio della sua cucina:

La mia cucina ha un’impronta fortemente abruzzese, sono molto legata alle mie radici, alle ricette di famiglia e alle nozioni tramandate dalla mamma, dalle nonne o dalle zie, tuttavia mi piace renderla attuale, creando piatti moderni che esaltano al massimo gli ingredienti. Trovo interessante contaminare o reinventare le ricette, quando ad esempio vivevo all’estero adattavo le preparazioni con gli ingredienti locali perché quelli della mia terra erano introvabili. Dal mio girovagare per il mondo ho appreso anche tecniche di preparazione differenti da quelle italiane, questo mi ha aiutato ad aprire la mente e a dare un tocco innovativo o insolito a tante ricette classiche.

Per passione e professione, Francesca è da sempre ambasciatrice della cucina italiana nel mondo:

La cucina italiana è amata in tutto il mondo, è un valore da custodire gelosamente ma anche da condividere e tramandare nel tempo. Il cibo rappresenta la nostra identità e può veicolare messaggi in modo incredibile.

Le chiedo perché secondo lei all’estero c’è tanto interesse verso la cucina italiana:

La cucina italiana è un racconto fenomenale e appassionante, ogni ingrediente o ricetta contiene un aneddoto da scoprire. Inoltre le tante varianti regionali la rendono unica e accattivante proprio per le sue peculiarità. La cucina italiana crea emozioni che durano nel tempo.

Non posso non accennare alla cucina abruzzese che, rispetto ad altre varianti regionali italiane, è certamente tra le meno conosciute:

La cucina abruzzese è fortemente identitaria del territorio e deve essere raccontata con orgoglio e competenza. Negli ultimi anni ci siamo aperti e siamo più propensi alla condivisione, tuttavia bisognerebbe predisporsi maggiormente all’innovazione: serve una nuova “letteratura del piatto” che liberi la cucina abruzzese da quel complesso di inferiorità rispetto ad altre cucine regionali. Penso ad esempio a Niko Romito che, partendo dalla tradizione abruzzese, ha saputo raccontare il territorio attraverso una cucina contemporanea, ragionata e di indiscussa eccellenza. Così come tanti altri chef italiani che col loro lavoro e immensa passione portano la cucina italiana nel mondo, presentandola in una chiave attuale capace di soddisfare le aspettative di un pubblico internazionale.

Ho un’ultima domanda da farle, riguarda il futuro della cucina italiana:

Credo che dovremmo tutti ripartire dal territorio in cui viviamo, tenere viva la nostra tradizione culinaria, le ricette, gli ingredienti e la biodiversità. Bisogna creare momenti conviviali in cucina e raccontare la storia dei piatti soprattutto alle nuove generazioni affinché possano essere fieri della loro identità gastronomica. Bisogna educare i bambini e i ragazzi al rispetto della terra e delle risorse alimentari, promuovendo una cucina sostenibile e locale, solo in questo modo potremo continuare a parlare e scrivere di cucina italiana.

Cheers!

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