Torneremo a viaggiare (e sarà bellissimo)

Londra e Szczecin sarebbero state le mie mete di viaggio nel 2020.

La prima per motivi di lavoro, la seconda per permettere a mio figlio di partecipare alle gare mondiali di karate. Tutto già programmato e studiato da mesi, mancavano solo i biglietti aerei che avrei comprato a breve.

Londra l’ho visitata più volte quindi la lista delle cose ancora da fare e da vedere era pronta sulla mia scrivania. Londra è come essere ogni volta di fronte ad un puzzle da decifrare e ricomporre, alla ricerca del pezzo mancante. Szczecin invece sarebbe stata la mia prima volta in Polonia: una nuova meta da aggiungere ai ricordi di viaggio, la frenesia di capire se mi sarebbe piaciuta come leggevo qui e là sul web.

E poi lui, il COVID19.

Le prime notizie dalla Cina sembravano surreali, inconcepibili, incomprensibili. In poche settimane è cambiato TUTTO, il nostro mondo, le nostre abitudini, le nostre certezze, persino il nostro concetto di noia. Così, dalla sera alla mattina, il “nemico invisibile” è entrato nella nostra vita. E l’ha stravolta.

Il giorno prima era sveglia-colazione-ragazzi a scuola-macchina-lavoro-pranzo-lavoro-spesa-corro a casa-cena-ok è andata anche oggi, il giorno dopo è diventato

sveglia (mi sento frastornata, non può essere)

colazione (oddio è finito il latte, lo troverò al supermercato?)

ragazzi a scuola (no la scuola è chiusa, non riapre al momento, forse faranno la didattica online, ho solo un pc per due figli, accidenti la connessione è lenta, il prof si sta attrezzando, controllo i gruppi whatsapp scuola/genitori che sono in costante fibrillazione)

macchina (non posso andare al lavoro se non ho un permesso scritto da portare con me)

lavoro (voli cancellati, da nord a sud della penisola, ma che diavolo sta succedendo?)

pranzo (oggi i ragazzi dovranno arrangiarsi, ieri sera non è avanzato nulla)

lavoro (meglio se stiamo tutti a casa, così non rischiamo di ammalarci. Dovrò prendere dei giorni di ferie, e poi?)

corro a casa (sperando di poter fare la spesa per cena, non trovo le mascherine, nè uova o farina)

Ok respira, è solo un brutto sogno. No, non lo è, sta succedendo davvero e sta succedendo PROPRIO A ME.

La differenza sta in quelle tre parole – PROPRIO A ME – che racchiudono un concetto forse astruso fino ad oggi: il mondo siamo noi, la Cina siamo noi, il mondo è un’unica globale interconnessione di persone e relazioni. Che ci piaccia o no.

Io e i miei ragazzi siamo a casa ormai da quasi due settimane, mio marito continua a lavorare ed ogni volta che lo vedo uscire al mattino mi sale il cuore in gola.  Ogni sera alle 18 dalla nostra finestra risuona l’inno di Mameli, quelle parole apparentemente lontane nel tempo e mai così attuali come oggi. Ho fatto la spesa per la mia vicina perché è sola e la consegna a domicilio agli anziani del paese l’hanno organizzata qualche giorno fa. Cerco di tenere in ordine i pensieri e trattenere le lacrime, tra una lavatrice di bucato da stendere e la posta dell’ufficio da controllare, semmai qualcuno avesse bisogno di qualcosa. La scuola dei ragazzi è operativa a distanza, mi commuovo nel vedere la loro responsabilità nell’organizzare le giornate e i compiti, cercando di mantenere una relazione quotidiana con i compagni di classe. Non vedo i miei nipoti ma ci scambiamo foto e messaggi via whatsapp, ripromettendoci pranzi domenicali in streaming nonostante i chilometri che ci dividono. Penso continuamente anche ai nipotini che nasceranno quest’anno, una femmina e un maschio che saranno qui tra pochi mesi, in un mondo pieno di incognite come mai prima d’ora.

Ma io non mi arrendo e non permetterò a nessuno di arrendersi.

Continuerò a mettere la musica ogni sera alle 18 fino a che sarà necessario, fosse anche solo per far compagnia ai gatti del quartiere. Continuerò a studiare, per essere una lavoratrice migliore. Continuerò a fare il bucato, ringraziando la centrifuga di tenere vivi i miei pensieri. Continuerò ad aspettare che mio marito torni da lavoro e sulla porta lo bacerò forte, come se fosse il nostro primo appuntamento. E continuerò a controllare i compiti dei ragazzi, perché ci provano sempre a non farli.

Torneremo a viaggiare e sarà bellissimo, perché di quel volo per Londra o Szczecin ne abbiamo bisogno come l’aria, perché il mondo è uno solo e sarebbe un peccato non vederlo tutto.

Torneremo a vivere. E a cantare l’inno di Mameli con la mano destra sul cuore, che quel giorno batterà ancora più forte.

[Marzo 2020, #iononmiarrendo]

 

 

 

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